Pressure. Un film che non rispecchia le aspettative del titolo.
Pressure è un film d'azione del 2015 diretto da Ron Scalpello. Il film narra le vicende di quattro sommozzatori che, durante una missione di riparazione alla profondità di ottocento piedi, rimangono intrappolati a causa di una tempesta, che inoltre affonda la loro nave, costringendo i quattro a escogitare un piano di salvataggio prima che rimangano senza ossigeno.
Le premesse narrative sono, per non essere cattivi, piuttosto ordinarie. Ma ciò che non convince della vicenda, più che il susseguirsi delle azioni, sono i personaggi. In primo luogo la compagnia navale per quale lavorano i protagonisti; anche se sull'orlo del fallimento, sembra improbabile e comunque altamente scovegniente, approvare una missione di riparazione, durante una molto forte tempesta, mettendo così palesemente a rischio le vite dei quattro protagonisti. Si crea così una falla narrativa, colmabile solo cosiderando i protagonisti spazzatura di cui liberarsi. Inoltre tra i quattro palombari, uno di loro è un ragazzino, il quale non aveva mai fatto immersioni oltre i trenta piedi. E ancora una volta l'improbabilità narrativa nello scegliere un personaggio che in una situazione del genere avrebbe avuto zero o poca esperienza.
Molto lacunose sono poi le singole storie dei protagonisti. Per tre di loro si è cercata una via indiretta, attreverso parole dette qua e la tra un'ora di ossigeno e un malfunzionamento della capsula. Parole buttate un pò alla rifusa che alla fine non dicono nulla, se non dare un immagine sfocata delle motivazioni e caretteristiche del personaggio.
Il quarto, colui che dovrebbe essere il protagonista, Engel, intepretato da Danny Huston (American Horror Story), a parte avere delle movenze alla terminetor, un pò troppo forzate con questo genere di film, ha un storia possibilmente più complicata e confusa degli altri tre. Un passato che viene proposto con dei flashback, dai colori caldi e contrastati, in opposizione a quelli freddi all'interno della capsula ed in fondo all'oceano. Ma, questa cromatura calda che all'inzio potrebbe suggerire un momento felice, in realtà sembra proporre un ricordo angoscioso del protagonista, un ricordo dimenticato, che riemerge proprio sottoacqua. Anche se il numero di questi flashback è considerevole, alla quantità però non corrisponde una calibrata spiegazione. Infatti, non si capisce cosa rimembri esattente il personaggio. Resta un momento abiguo anche quando ne fa riferimento a parole.
A parte una sbiadita caratterizzazione dei protagonisti, anche l'azione è scarsa e non è in grado di compensare le numerose falle narrative che ci sono fin dall'inizio del film.
Una buona metà della vicenda trova una sua valvola di sfogo nella risoluzione di problemi relativi alla capsula, causati dalla tempesta e dall'affondo della nave. Ma dopo questa metà, il film è sostanzialmente finito. Gli autori allungano il brodo, inserendo deboli conflitti tra i personaggi - che a quanto pare si conoscono e hanno appunto delle divergenze, ma lo spettatore non sa nulla di tutto questo - che tardano inutilmente un'azione, la quale avrebbe salvato i protagonisti fin dall'inzio della storia, e che fin dall'inizio viene proposta da un personaggio.
Anche da un punto di vista formale diciamo che è stato fatto ciò doveva essere fatto, benchè ogni tanto siano presenti errori di montaggio che si fanno notare.
In definita, un film di cui fare a meno, soprattutto per via di una trama debole, già poco interessante, perchè molto rivista, ma che narrativamente non si regge comunque in piedi, sia per delle falle narrative nell'azione, sia, soprattutto, per i vuoti abissali riguardanti i protagonisti.
Recensione di
Francesco Crispi
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